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Qualità dei contatori & pianificazione e realizzazione delle infrastrutture di rete

17 Marzo 2016 Overview

Focus Group 23 giugno 2015

Qualità dei contatori & pianificazione e realizzazione delle infrastrutture di rete

Presenti:

Luciano Baratto, Affari Regolatori – Regulatory Affairs – ANIGAS

Marcello Bondesan, Responsabile Sviluppo Asset Energia – GRUPPO HERA

Ugo Pagani, Responsabile Metering – A2A

Tommaso Poncemi, Responsabile del Metering – IREN

Argomenti di discussione e confronto individuati di comune accordo a fronte di una serie di proposte:

  1. L’infrastruttura di comunicazione dei contatori
  2. Le problematiche operative nella realizzazione di un sistema di telelettura
  3. I sistemi informativi

Il Focus verterà sui progetti Mono-utilities, lasciando spazio anche alle problematiche comuni ai progetti Multi-utilities

Luciano Baratto: Obiettivo dell’incontro di oggi è fare il punto della situazione sulle strategie implemetative dei distributori, le criticità dei loro piani di roll-out e lo start up dei progetti multiservizio (finanziati e non)

Ricordiamo la cronologia di sviluppo della regolazione dello smart gas metering:

  • 2007-2008: le associazioni dei distributori gas sono presenti con altro stakeholders nel GdL 071 istituito dal Regolatori propedeutico alla delibera 155/2008 che definisce le funzionalità minime misuratori, la regolazione e i piani di roll-out dello Smart Gas Metering (dell’analisi costi-benefici si conoscono gli esiti ma non i dettagli)
  • 2009: è pubblicata direttiva europea a differenza del settore elettrico non ci sono obblighi per il gas se non l’analisi costi/benefici entro settembre 2014; Italia unico paese con un programma di installazione massiva di Smart Meter Gas
  • poi sono seguite una serie di delibere fino alla 631 del 2014 che hanno situazione hanno modificato le regole iniziali
  • 2014: è l’anno di transizione: per quanto riguarda contatori di taglia media e grossa over G10 possiamo dire che ne sono stati adeguati 400.000 su 500.000; per quelli di taglia piccola mass market i distributori iniziamo le prime installazione massive sulla base della disponibilità dei costruttori di contatori elettronici
  • 2015: il mercato è avviato: anche i misuratori di piccola taglia sono disponibili in quantità sufficienti a soddisfare le richieste dei distributori nel frattempo sono partiti i piloti Smart Metering multi-utilities

Q: Quali sono le vostre esperienze nei tre contesti?

LE INFRASTRUTTURE DI COMUNICAZIONE

Ugo Pagani – L’esperienza di A2A

Schematizziamo 2 processi totalmente distinti, poiché molto differenti tra loro rispetto a situazioni, problematiche tecnologiche e prospettive nel lungo periodo:

Infrastruttura dedicata ai sistemi punto-punto: tutti i misuratori dal G10 e in parte di quelli G4 e G6.

Infrastruttura dedicata ai sistemi punto – multipunto per i misuratori G4 e G6 che trasmettono in Radiofrequenza.

L’infrastruttura punto-punto

È un sistema trasmissivo che ha il vantaggio notevole di garantire un alto livello di raggiungibilità senza la necessità di installare altri apparati di campo, ma fruendo della rete connettiva messa a disposizione dalle compagnie di rete telefonica mobile. Per contro ha alcuni rilevanti e non risolti difetti, tra cui il più rilevante è l’alto consumo energetico; i contatori con modem GSM/GPRS hanno un consumo molto elevato rispetto a quelli radio. Studi di grandi aziende e le esperienze operative con i Convertitori di volume ci fanno ritenere un consumo energetico almeno doppio rispetto ai sistemi in RF. Quindi le aziende di Distribuzione che devono installare questi misuratori sanno che questi saranno oggetto di interventi sul posto per la sostituzione delle batterie: queste, oltre a essere molto costose, hanno un rilevante impatto ambientale. D’altro canto non ci sono altre strade: nel nostro paese si installeranno orientativamente 500.000 oggetti da G10 in su dotati di un modem e con una sim.

Tre considerazioni sulla sim:

  1. Le Sim sono molto differenti tra loro (alcune hanno un serial number e non un numero telefonico), altre sono internazionali e non hanno il problema del roamming, altre ancora sono simchip ecc.
  2. Le compagnie telefoniche offrono sim a prezzi molto bassi, ma rimarrà il dubbio non risolto, della reale disponibilità dell’infrastruttura dal 2020 in poi quando la rete 2G potrebbe non essere supportata. Questo è un problema poiché gli apparati che i Distributori stanno installando sono 2G e oggi si parla di 3G, 4G. È chiaro che si stanno installando degli apparati che hanno un protocollo trasmissivo e infrastrutturale limitante e sostanzialmente superato.
  • È vero che si potrà usufruire di benefici economici rilevanti per quanto concerne il costo annuale della SIM, ma la politica del tutto legittima delle compagnie telefoniche privilegia il traffico e il consumo di dati, quindi la saturazione di banda colpisce per prima le machine to machine rispetto agli smart phone. Dunque, nei fatti, nel lungo periodo un minimo di preoccupazione dei distributori su questi sistemi tecnologici permane. Questo senza considerare che per le aziende gestire migliaia, e per alcune aziende decine di migliaia, di Sim in campo è un problema: una Sim si può rompere, si può ossidare, può essere oggetto di atti di vandalismo, può essere rubata, c’è la complessità installativa, per quei casi dove la SIM deve essere installata in fabbrica e, soprattutto, devo sostituire le batterie più frequentemente che con la radio.

Costi: struttura della rete

Marcello Bondesan: Parlando di punto-punto e di punto-multipunto sono due “catene di lettura” che hanno delle strutture di costo molto differenti: nello specifico, il punto-multipunto presenta dei costi relativi alle infrastrutture per la posa degli apparati per la concentrazione dei dati che sono abbastanza importanti e su cui ora è necessario fare assunzioni in mancanza di dati consolidati. Per contro pare presentare vantaggi in termini di consumo delle batterie. Ciò comporta che vi sia un punto di trade-off nel scegliere tra l’una e l’altra soluzione, e assunzioni differenti possono spostare sensibilmente i principi di progettazione della rete e le scelte strategiche dei vari operatori.

Ugo Pagani: qualche mese fa ci siamo confrontati con altri Distributori per comprendere i razionali economici confrontando i costi dei due sistemi ed è evidente che molto dipende dalla disponibilità o meno di un’infrastruttura e da come vengono installati i concentratori (densità installativa). Certamente sotto una certa soglia di PDR su un determinato territorio non conviene un sistema in RF. In altri termini un conto sono le città un altro la campagna o le zone montagnose. 

Marcello Bondesan: da simulazioni teoriche, i costi di nolo delle superfici che ospitano i concentratori appaiono essere una delle maggiori componenti di costo unitario di lettura. Questi costi sono comprimibili o avendo a disposizione superfici a basso costo o con rapporti di concentrazione elevati. Quando si va a completare la rete pure nelle parti periferiche dei centri abitati o nel caso si debba garantire una certa ridondanza della rete, si abbassa inevitabilmente il rapporto di concentrazione medio, aumentando i costi unitari di lettura. L’unica azione per contenere i costi unitari resta quella di utilizzare siti di altri servizi, come possono fare le aziende multiservizio.

Ugo Pagani: infatti noi abbiamo costruito una matrice legata alla densità dei misuratori per cui al di sotto di una certa densità, anche se abbiamo la disponibilità di una rete di pubblica illuminazione a cui appoggiarci, installiamo misuratori punto – punto se la densità dei PDR è inferiore a 90 PDR (che scendono a 50 nelle zone multiservizio) in un raggio di 500 mt dal luogo previsto di posa del concentratore. In determinate occasioni, come in medi paesi di provincia dove abbiamo la pubblica illuminazione stiamo ipotizzando di installare un sistema in RF nel nucleo abitativo centrale e in GPRS nelle aree di periferia.

Costi: Batterie

Marcello Bondesan: sempre in relazione al trade-off tra punto-punto e punto-multipunto, e alle previsioni che lascerebbero presumere un rapporto 1 a 3 sulla durata delle batterie del GPRS rispetto alla Radiofrequenza, anche questa è una assunzione rilevante. In effetti questo è ad oggi un aspetto di grande incognita sulle scelte di fondo che i distributori devono compiere in questi mesi, stanti anche le scadenze regolatorie.

Luciano Baratto: Q. fino a che punto il mercato della fornitura inteso come sistema (non solo costruttori di misuratori e concentratori, ma anche integratori di sistemi IT, società TLC, ecc…) hanno condizionato le vostre scelte?

Ugo Pagani: i costruttori di contatori hanno reso disponibile prima il punto – punto che la radio-frequenza, dunque un distributore per rispettare l’obbligo ha necessariamente installato il contatore dotato di modem telefonico (almeno per le grandi aziende che hanno uno specifico obbligo installativo). II mercato ha condizionato la scelta.

Luciano Baratto: Q. Che cosa sarà del 2G dopo il 2020?

Ugo Pagani: le compagnie telefoniche reagiscono commercialmente alle alternative tecnologiche alternative. Possiamo affermare che la disponibilità di sistemi in RF ha contribuito a ridurre i prezzi delle SIM. A Milano A2A ha già installato tra rete di energia elettrica, rete del gas e calore oltre 25.000 Sim. Se avessimo già avuto disponibile i sistemi in RF queste SIM si sarebbero ridotte di un terzo

Marcello Bondesan: è giunta informazione che un operatore telefonico nazionale stia prevedendo un progetto per le Sim Machine to Machine statiche (destinate a restare fisse). Contemporaneamente viene assicurato che l’infrastruttura per questo tipo di SIM rimarrà disponibile su canale dedicato. Tutto ciò però al momento resta a livello verbale e rappresenta un ulteriore incognita tecnica.

Luciano Baratto: Q. i grossi operatori TLC stanno diversificando il loro business tradizionale con scelte strategiche con grandi operatori dell’energia; lo stanno facendo poiché si potrebbero trovare a diminuire il business legato alle SIM?

Ugo Pagani Il futuro anche solo a 5 anni potrà essere totalmente differente per l’evolversi della tecnologia. Dalle reti 5 G, alla banda larga per finire alle Smart Cities.

L’ipotesi che sta emergendo è che nel giro di pochi anni il livello di connessione sarà così alto (fino a 100 Mega) che si potranno individuare delle soluzioni tecniche con hub di appartamento o di edificio a cui si connetteranno in real time tutti i contatori. Un processo che potrà iniziare nel 2023/2024, ma ad oggi non ci sono alternative rispetto alla radiofrequenza o al GPRS. L’unica certezza che abbiamo che tutte le nostre scelte come Distributori e quelle delle compagnie telefoniche, subiranno una obsolescenza tecnologica anticipata rispetto alle ipotesi attuali.

Luciano Baratto: C’è un proposta di legge sui contatori della distribuzione idrica (e io vi assimilo al gas) – utilizzando per la trasmissione dei dati tramite la rete elettrica (modalità PLC, concentratori nelle cabine elettrice, ecc.). Q.: Questo è un altro elemento che potrebbe andare a impattare e condizionare il soggetto decisore rispetto agli investimenti che si stanno facendo ora?

Marcello Bondesan: in ambito idrico non c’è ancora uno vero e proprio standard di riferimento, vi sono scelte di fondo comuni fra i principali player di mercato, ma ogni costruttore ha una sua architettura e quindi un suo linguaggio. Alcuni costruttori si sono spontaneamente allineati alle scelte tecniche della telelettura gas per effetto di proprie scelte imprenditoriali. Va poi tenuto presente che gli Smart Meter elettrici di prima generazione sono stati installati nel 2001 e, avendo vita utile di 15 anni, nell’arco dei prossimi 12-18 mesi sarà necessario definire le specifiche della seconda generazione. Questo momento potrebbe rappresentare anche una opportunità per superare qualcuno degli impasse tecnici che stiamo vivendo, pur notando già una certa coincidenza di scadenze: attuale rollout contatori gas, imminenti gare d’ambito per la gestione del servizio gas e futuro rollout dei contatori elettrici tutti concentrati nell’arco dei prossimi 4-6 anni potrebbero rappresentare un onere finanziario importante per le aziende del settore, in particolare le Multiutilities se vi aggiungiamo pure prospettive in ambito idrico.

Luciano Baratto Q.: questo allineamento normativo nell’ambito dei contatori idrici arriverà entro questi 12-18 mesi, considerando che i vari produttori stanno investendo sulla frequenza 169?

Ugo Pagani: I Paesi del Nord Europa hanno investito molto sulla tecnologia WM bus 868, ma non siamo certi che le scelte vadano bene anche nel nostro Paese. La nostra rete in LTE è molto vicina alle frequenze usate da WM così come nuove tecnologie emergenti nel RFID long range possono collidere con la rete in 868. Sono scelte da ponderare con attenzione e senza molta fretta anche tenendo conto che stanno avanzando nuove tecnologie radio come ad esempio quelle in spread-spectrum che pare diano ottimi risultati. La scelta spetta all’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il Servizio Idrico ed in subordine e solo in subordine ai Gestori e non certo ai costruttori a cui spetta l’importantissimo compito di supportare le aziende nelle scelte.

Tommaso Poncemi: La delibera 155 è del 2008: se ne è iniziato a parlare nel 2008 e ancora oggi, dopo 7 anni, scontiamo l’imposizione dell’AEEGSI pensata sulla carta e supportata da studi di fattibilità peraltro mai visti; in questi anni i Distributori, i costruttori di Contatori e fornitori di Sistemi sono stati sistematicamente alla rincorsa della normativa, che non era ancora stata definita. È stato, insomma, imposto un progetto complesso ben prima che iniziassero la stesura delle norme tecniche. Questo ha significato – per i contatori idustriali- un ritardo sistematico nell’installazione e lo scotto di qualità di forniture piuttosto scadenti e di valori di affidabilità bassissimi. Ora che che è il momento dei contatori domestici, in Radiofrequenza o punto-punto, le problematiche si stanno riproponendo: dalle prime esperienze che abbiamo come IREN, i prodotti forniti non sono consolidati e non sono maturi, non abbiamo dei contatori che ci rendono tranquilli; hanno una difettosità enorme. Per esempio, ci sono arrivati contatori privi di marcatura ATEX perché in produzione si erano dimenticati di apporla e questo è un segno che i fornitori in produzione “stanno correndo”. Inoltre c’è l’aspetto delle modalità di invio delle chiavi di crittografia, che è un aspetto abbastanza ostico ma molto importante, perché può vanificare qualsiasi buona installazione: queste sono gestite diversamente da costruttore a costruttore, qualcuno le trasferisce via e-mail, altri in formati tali da obbligare ad una gestione onerosa per garantire associazioni corrette. Sono capitati anche errori di parametrizzazione in fabbrica nel senso che interi lotti di fornitura avevano il canale radio sbagliato, cosicché – una volta installati – non comunicavano. La teoria dice che è possibile mandare un comando di rettifica da remoto, ma questo presuppone una “catena” (la filiera) ben funzionante in tutti i passaggi: il contatore deve essere in grado di comunicare con il concentratore e i software devono essere allineati. Insomma stiamo scontando l’immaturità dei prodotti rispetto ai quali non c’è ancora modo di verificarne l’affidabilità (es. quanto sarà affidabile l’elettrovalvola?). Dunque sette anni sono trascorsi per rendersi conto che i Distributori, insieme agli altri soggetti della filiera, stanno “rincorrendo”: questo è un chiaro sintomo che il progetto nella sua complessità è stato impostato in maniera non logica, senza testare e consolidare preventivamente gli aspetti tecnici.

Luciano Baratto: al convegno del febbraio scorso sullo Smart Gas Metering organizzato dalle associazioni dei distributori gas i rappresentanti dei 4 paesi europei, che hanno deciso di avviare un roll-out massivo di installazione degli smart gas meters, hanno presentato i loro approcci. Anche se i quadri regolatori di riferimento erano diversi, tutti gli approcci ci sono sembrati più razionali e strutturati del nostro. In Italia forse siamo stati più impulsivi che razionali anche sull’onda del successo del contatore elettronico elettrico e ora siamo i “rompighiaccio” Q. quali sono stati i vostri approcci operativi?

Tommaso Poncemi: per quanto riguarda l’approccio operativo in IREN rispetto al punto-punto/punto-multipunto dei domestici, il progetto si evolverà verso una soluzione mista. Le prime impressioni sono che l’architettura multipunto ci solleva da alcune complicazioni di tipo installativo e di processo, nel senso che se la parametrizzazione dei contatori viene fatta accuratamente in fabbrica, l’istallazione è molto più semplice. E uno degli aspetti sui quali eravamo maggiormente preoccupati (e cioè su come dovessero essere formati tutti gli operativi delle funzioni gas che lavorano nel regime di pronto intervento, che cambio di mentalità dovessero avere -poiché avrebbero dovuto essere capaci di lavorare su dei software specifici rispetto alla marca del contatore), si sgonfia un pochino se si lavora su contatori in Radiofrequenza; questo perché la mera attività, ad esempio, di sostituzione di un contatore risulta essere sostanzialmente di tipo tecnico e questo dal punto di vista del processo è un vantaggio evidente. Queste sono le prime impressioni: ovvio che con la numerosità dei contatori domestici il tema dell’efficienza del processo di installazione e dei processi correlati diventa sempre più importante

I problemi di carattere realizzativo

Marcello Bondesan: La normativa tecnica costruttiva di riferimento per questi apparati è la UNI/TS 11291, emessa in più moduli negli ultimi anni, collocandosi come una norma che non consolida best-practice già esistenti ma, come una sorta di “progetto preliminare”, gettando specifiche di base. Si osserva ancora una certa variabilità di interpretazione che si ripercuote in variabilità costruttiva. Stante l’attuale evoluzione tecnica dei nuovi Meter, gli apparati che sono in corso di montaggio hanno caratteristiche quasi prototipali, con particolare riguardo alla parte di trasmissione dei dati. Nel 2015 c’è l’obiettivo di raccogliere il 3% delle letture: appare piuttosto palese l’affanno in cui tutti gli attori della catena di lettura e trasmissione del dato (distributori, aziende costruttrici, integratori di sistema) si trovano rispetto alla messa a punto di questi aspetti, inclusa la funzionalità di Telegestione. È possibile trovare un tavolo comune di confronto sullo stato di avanzamento tecnico, eventualmente anche con la partecipazione del Regolatore, per effetto del quale si possa rendere proporzionali gli obblighi di Telelettura e di Telegestione all’effettivo stato di maturazione delle tecnologie? Ciò non avrebbe ripercussioni sugli investimenti, che vengono comunque garantiti ai produttori mediante l’obbligo di installazione di apparati comunque predisposti, ma almeno consentirebbe la messa a punto della infrastruttura di comunicazione in un contesto che non minacci la credibilità dei vari attori coinvolti soprattutto nei confronti degli utenti del servizio gas.

Luciano Baratto: è mia personale opinione che avere una visione sistemica (e non di contrapposizione) tra distributori gas, costruttori di apparati smart, operatori di ITC e TLC, integratori di sistemi, ecc… devono lavorare sinergicamente per raggiungere un risultato di valore (qualità-affidabilità/costo) economicamente compatibile. Le dimensioni economiche del business sono sicuramente interessanti: lo abbiamo valutato in più di 3 miliardi di euro di investimenti. Come Associazioni abbiamo sensibilizzato il Regolatore su questa opportunità. I Distributori gas sono dei soggetti regolati e possiamo incidere sulle regole se non attraverso strumenti “istituzionali” quali le fasi di consultazione propedeutiche alle regole e i tavoli tecnici con le istituzioni (Autorità e Ministeri). 

  1. secondo voi questo approccio multidisciplinare è ancora attuale se non necessario?

Marcello Bondesan: Per il gas, sarebbe utile riuscire a raggiungere in tempi brevi una elevata standardizzazione di prodotto che consenta di accelerare non solo la messa a punto della catena tecnica di lettura ma, ad esempio, di limitare la variabilità d’uso degli apparati da parte degli utenti, il cui accesso ora differisce da modello a modello. A questo processo non escluderei la partecipazione dei Costruttori, che potrebbero dare un contributo importante.

Ugo Pagani: La realtà è molto articolata, i distributori spesso sono di proprietà pubblica, hanno specifici vincoli come stazioni appaltanti e obblighi procedurali per quelli quotati. E’ importante che i distributori – indipendentemente dall’associazione di appartenenza – lavorino in accordo per definire specifiche, modalità operative, procedure gestionali e validazione di modalità di verifica dei prodotti. Ovviamente deve essere un processo virtuoso e non essere realtà che si limitano ad apprendere non contribuendo al risultato. Probabilmente solo i grandi distributori hanno le competenze e le risorse per un progetto collaborativo. Solo a valle dei primi risultati concreti si potrà trovare un tavolo comune con i costruttori, che a loro volta hanno – almeno immagino – alcuni problemi a fare una sintesi comunamente accettata da tutti.

LE PROBLEMATICHE OPERATIVE NELLA REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA DI TELELETTURA

Marcello Bondesan: Preoccupazioni tecniche – problematiche operative

Uno dei principali obiettivi è quello di integrare la catena di lettura con il maggior numero di apparati possibile, ognuno dei quali presenta caratteristiche di singolarità. Ciò per garantire all’Azienda la piena imparzialità nell’accesso al mercato. Nonostante la notevole mole di normazione tecnica sviluppata, ad oggi il firmware del concentratore deve poter dialogare usando tutti i “dialetti” con cui comunicano i vari apparati di misura.

Preoccupazioni economiche

Dal punto di vista economico, noterei che queste prime esperienze sul mass market non intercettano tutti i costi che le aziende dovranno sostenere per la complessiva sostituzione degli apparati: quando i numeri aumenteranno saranno necessarie profonde trasformazioni aziendali, sia nel personale che nella organizzazione interna, di portata assai più ampia di quanto sta avvenendo finora.

In questo senso anche le attività in corso sui progetti pilota multiservizio non appaiono pienamente rappresentative: un tipico esempio deriva dal fatto che molto spesso – per quando riguarda lo sviluppo dei sistemi centrali – molti operatori hanno accordi di partnership per lo sviluppo dei sistemi centrali e delle reti di lettura che non rispecchiano l’effettivo sforzo necessario per queste attività. Per questo motivo non auspico che vengano utilizzati gli indicatori di prezzo dei report sul progetto pilota multiservizio come segnale di prezzo per stabilire la regolazione sul roll-out massivo gas.

Luciano Baratto: riassumiamo le problematiche emerse:

  1. problematiche di connettività;
  2. problematiche operative e implementative sul campo tendenzialmente legate all’installazione del sistema – attività sul campo per installare i misuratori separando la funzione Telettura dalla funzione telegestione;
  • problematiche del rapporto con la clientela quando si vanno a installare misuratori elettronici non sempre è disponibile alla ricevibilità

Connettività

Ugo Pagani: La Connettività: luci e ombre.

La connettività è l’argomento principe: Noi in questo momento abbiamo già installato 9.500 contatori gas in RF e 400 contatori di acqua. Per l’acqua abbiamo 1 solo fornitore, per il gas 6 fornitori, perché con il pilot volevamo testare anche i contatori oltre che la connettività.

Abbiamo individuato una ventina di batterie di contatori ed abbiamo messo 6 modelli differenti

in ciascuna batteria in modo da verificare in campo il risultato per protocolli e sperimentazioni di prova; abbiamo risultati contrastanti. Abbiamo un range di raggiungibilità che va da un massimo del 93% ad un minimo del 47% ed un apparato a quota zero per un errore del protocollo impostato sul contatore. Quello che preoccupa è per il momento una certa dinamicità dei risultati per cui la settimana successiva il misuratore con una % di successo sale al 54% mentre il migliore scende all’85 %. Un problema di dentizione e di immaturità tecnologica per certi versi atteso anche se non nella misura che stiamo riscontrando. Pensate che ad un certo punto abbiamo dovuto installare la doppia antenna sul palo perché sono stati utilizzati dei preamboli (setup) che non consentivano l’attestazione dei contatori.

L’immaturità non è solo dei fornitori, ma anche dei distributori che devono avere la capacità di discriminare e di fare delle scelte, perché la connettività si basa sul posizionamento dei concentratori.

Questi si possono posizionare i concentratori in diversi modi accentuando il numero di quelli posati in una determinata area al fine di migliorare la raggiungibilità, oppure si può lavorare con una pianificazione accentuata in modo di ottimizzare la posa.

L’equilibrio si raggiunge con l’esperienza in campo e con delle scelte manageriali; se io oggi in una piazza posiziono due concentratori a 700 metri di distanza l’uno dall’altro, irradio e prendo il 90% degli strumenti. L’altro 10% che ho installato non lo raggiungerò mai; per poterli raggiungere dovrei mettere altri 2 concentratori che mi costano, oppure devo tornare dal cliente, togliergli il contatore in radiofrequenza e mettergli uno in GPRS. Tutto questo dimostra la complessità di una rete a Radiofrequenza. Vi racconto un aneddoto: ho messo un concentratore posizionato a 20 mt di altezza in una via e ho letto contatori a 3.500 metri di distanza … perché il segnale rimbalzava su una campana!

Per le aziende che non hanno la rete di Pubblica illuminazione le cose si complicano, perché si deve trovare il luogo, formalizzare delle servitù senza avere la certezza assoluta di avere “indovinato” il luogo. In questi casi pensare di partecipare ad assemblee condominiali, convincere i più diffidenti è un’impresa difficile che forse va pendere la medaglia verso un sistema punto – punto.

Diverso se si realizza una rete multiservizio. Posare a Milano 1.400 concentratori per leggere “soltanto” i contatori del gas, è un vero spreco. Come azienda stiamo valutando di estendere non solo ai contatori acqua e calore ma anche ad altri servizi pubblici. 

  1. Problematiche operative e implementative sul campo per la realizzazione della rete – Che cosa fare sul campo per installare il sistema.

Tommaso Poncemi: Parto dal punto di vista meramente operativo e installativo,

che è l’aspetto con meno contenuti tecnologici ma di processo e organizzativo, però di notevole impatto economico. Se la resa di un operatore è di 12-13 installazioni/giorno piuttosto che 10 o 16-17, dati i numeri in gioco emergono facilmente differenze di milioni di euro. Sembrerebbe che con la Radiofrequenza la resa sia maggiore perché è più rapida l’installazione – se c’è la connettività. Ci sono d’altronde fattori difficilmente controllabili o preventivabili. Banalmente, per sostituire il contatore gas è necessaria la presenza del cliente, quindi tutte le attività di presa dell’appuntamento, di avviso della clientela secondo le modalità richieste dall’Autorità possono fare la buona o cattiva sorte dell’unità installativa: abbiamo le prime evidenze delle difficoltà di contattare e di trovare le persone; incide negativamente il periodo di ferie, è importante lo stile e il contenuto della comunicazione preventiva, conta anche la fiducia o sfiducia del cittadino rispetto alle telefonate al proprio cellulare da parte di un numero di telefono non conosciuto. …i fattori di tipo non tecnico sono tanti e hanno peso non indifferente. Da qui anche le diverse scelte di approccio fatta dai Distributori in occasione della sostituzione. Per esempio:

  • decidere di cambiare o meno il contatore lasciandolo chiuso se il cliente, pur avverito, non c’è;
  • fare o meno la prova di tenuta dell’impianto interno dopo la sostituzione del contatore con tutto quello che ne consegue in caso di perdita dello stesso.

Queste sono questioni operative, di per sé semplici, che i distributori stanno affrontando in modo diverso e che faranno la differenza tra gli obiettivi di installazione pianificati e le sostituzioni realmente effettutate.

Marcello Bondesan: Come HERA, dal punto di vista del rifiuto di installazione causa timore per le emissioni radio (elettrosmog), abbiamo avuto solo alcune situazioni sporadiche e finora mai di rifiuto esplicito. E’ comunque un tema che va tenuto sotto particolare attenzione e che probabilmente merita una strategia di comunicazione agita a livello trasversale.

Per quanto riguarda gli INGOMBRI dei nuovi apparati, sia con i G4/G6 che con i G10, finora per circa il 4% delle installazioni vi è stata la necessità di installare alcuni tipi specifici di contatori o di rimandare l’installazione perché gli Smart Meter non entrano nel vano se non rifacendo il sito o l’idraulica.

Un altro tema che sta crescendo nella sua importanza è quello del call center: quando si effettuano le sostituzioni massive in siti accessibili si ha il 3,2% di chiamate sul totale dei PdR di cui è previsto l’adeguamento. Viceversa, quando si lavora in siti non accessibili osserviamo il 44% di chiamate (praticamente 1 cliente su 2 chiama per spostare l’appuntamento /concordare la fascia oraria). Da ciò nascono complessità operative come prima accennato dall’ing. Poncemi in merito alle rese di sostituzione.

Luciano Baratto: per quanto riguarda il mass market dai dati raccolti dalle associazioni dei distributori risulta che a marzo 2015: circa 370.000 sono quelli installati di questi 40.000 messi in servizio; dall’esame di un campione significativo di sostituzione del misuratore tradizionale con uno elettronico gli insuccessi di mancata sostituzione è stata del 12% le cause sono state l’86% cliente assente, il 5% ubicazione del contatore non a norma, il 4% diniego da parte del cliente finale di dare benestare alla posa del contatore elettronico; l’1% per prova di tenuta impianto interno negativa, il 3% per contatore non accessibile, 1% altre cause.

Q: rispetto a queste percentuali, soprattutto al 12%, la situazione è migliorata, peggiorata o è rimasta nella sostanza invariata? In generale quale è la risposta del cliente finale?

Clientela finale

Ugo Pagani: La cosa sta peggiorando, perché:

  • Si sta andando sempre più sulla clientela diffusa del residenziale.
  • Una determinata fascia di clienti non aprono anche se sono in casa (es. per motivi culturali o etnici)
  • Sale il numero di clienti che ritengono lo smart meter dannoso (elettrosmog).
  • A fronte di un cliente che fa diniego e non accetta il nuovo contatore mentre gli altri lo mettono, tempo 15 giorni 5/6 condomini chiedono di rimettere quello vecchio (chiedono di toglierlo dopo che è stato installato).

Tommaso Poncemi: in IREN il tasso di fallimento è oltre il 10%

Luciano Baratto: effettivamente si rileva un “atteggiamento schizofrenico” da parte delle associazioni dei consumatori, che da una parte vorrebbero prestazioni eccezionali da parte del misuratore elettronico e dall’altro al momento della loro installazione portano avanti azioni di opposizione. Q. quali sono i vostri suggerimenti per superare tali atteggiamenti di contrasto?

Ugo Pagani: è necessario costruire nel contesto interassociativo un gruppo di lavoro che dia ai Distributori un’univoca posizione (ad es. parametri unici rispetto a quante sono le emissioni dei misuratori e attestati a livello tecnico per le azioni di comunicazione).

Luciano Baratto: anche le istituzioni, per agevolare il processo innovativo, dovrebbero fare comunicazione mirata per agevolare le attività dei distributori

Ugo Pagani: c’è bisogno di un confronto tra Distributori e di sensibilizzazione delle Istituzioni per tarare una risposta con modalità comunicativa uniforme, altrimenti il rischio è che passino informazioni sbagliate – anche tramite gli operatori che vanno a installare sul campo -, ad esempio sulla pericolosità dei contatori. E oggi le informazioni si spandono a macchia d’olio, perché questo è un fenomeno che non governiamo, ossia la diffusione in internet, noi stiamo agendo come se la rete non esistesse

Tommaso Poncemi: Rispetto a questo tema c’è anche da considerare il potenziale ostacolo rappresentato dalla possibile chiusura da remoto per morosità dei contatori. Quando si diffonderà l’informazione che questi contatori potranno essere chiusi da remoto, potrebbe essere molto difficile installarli, soprattutto nelle zone (aree degradate presenti più o meno in ogni città) dove il Distributore sarebbe particolarmente interessato all’utilizzo di questa funzionalità. Tema della morosità

Luciano Baratto: A questo proposito i distributori dovranno sensibilizzare il Regolatore che la Telettura dalla Telegestione sono due funzionalità che vanno sperimentate separatamente; mentre per la telettura si hanno i primi riscontri dal campo, la telegestione della valvola di blocco non è stata ancora sperimentata come non è stato sperimentato il suo riarmo in locale. Q. confermate questa necessità?

Ugo Pagani: la chiusura della valvola A2A costituisce ancora un rilevante problema sia perché in questo momento non i palmari non funzionano su tutti i contatori, sia perché la gestione della criptografia si sta dimostrando ancora più complessa. Ci stiamo lavorando con impegno ma non vediamo ancora una soluzione altamente affidabile che ci consenta di procedere all’utilizzo massivo della valvola.

I SISTEMI INFORMATIVI

Ugo Pagani: A2A ha realizzato un sistema di telelettura di elevata complessità, ma non abbiamo ancora concretizzato i sistemi a supporto di questa complessità. Bisogna tener conto che l’AEEGSI riconosce dei costi standard che non tiene conto di problematiche operative che si incontrano sul campo – andando sul territorio – e che portano a investire risorse. Ad esempio: nel 2016 abbiamo stimato 8.000 interventi manutentivi e di verifica dei contatori su Milano (o per batterie, o per verifica periodica, o per un disallineamento o per un allarme misure): gli operativi di A2A andranno fisicamente dal cliente. La necessità prioritaria è quella di ottimizzare il processo di questi interventi rispetto alle zone di competenza. Il primo grosso problema è contenere l’elevato costo di intervento che devono sostenere i Distributori e che non è riconosciuto dall’Autorità. Qui farà la differenza la grande azienda ben organizzata rispetto alla piccola azienda male organizzata; chi avrà la capacità di organizzare i processi di manutenzione in modo intelligente e con delle regole intelligenti vincerà questa partita; gli altri avranno installato uno strumento che genera costi.

Tommaso Poncemi: Sono d’accordo, e questo significa

  • integrazione di sistemi di telelettura e di gestione della telelettura con le cartografie, cioè avere informazioni sul territorio; in questo modo risulta possibile riunire in un giro logistico razionale e logico più interventi
  • avere qualche strumento evoluto per pianificare e fare le assegnazioni agli operatori sulla base di valutazioni ponderate.

I sistemi in ogni caso devono parlarsi.

Ugo Pagani: il sistema degli interventi su guasto del misuratore deve essere composto da sistemi on-line, deve essere segmentato. A2A ha diviso gli interventi in 3 famiglie: 1. Interventi semplici 2. Interventi complessi 3. Interventi metrologici. Con i contatori industriali abbiamo una difettosità enorme. Proprio ieri esaminavo con i colleghi la situazione ed avevo 509 contatori ibridi (su una popolazione di 8.000) in allarme con il registro anomalie pieno.

Ma se interveniamo sul posto dobbiamo poter approfittare della situazione e ad esempio sostituire le batterie, o ancora far coincidere la verifica metrologica con il cambio batterie. La parola d’ordine è ottimizzare i processi operativi. L’unico problema che un sistema manutentivo efficacie comporta la perimetrazione delle tipologie di guasto per apparato, modello, versione, ed abbiamo bisogno di tempo per farci un esperienza adeguata. Non credo che nelle nostre aziende fino a pochi anni fa c’era un solo dipendente che conoscesse le specifiche di test delle batterie o la curva di scarica di un batteria al litio.

Un’ottimizzazione che ha come primo output la razionalizzazione degli interventi operativi. Serve quindi una piattaforma performante di telegestione, un software manutentivo, un EDM efficace, una piattaforma per gestire le sim in tempo reale. Ultimo ma non ultimo risorse competenti.

Luciano Baratto: Q. I fornitori di sistemi come sono messi? Stanno scoprendo

adesso il business o stanno portando esperienze da altri settori?

Marcello Bondesan: molti fornitori e integratori di sistemi, consulenti IT/ICT e softwaristi sono entrati solo recentemente in queste tematiche e non hanno ancora completato un percorso di crescita tecnica ed esperienziale coerente con gli obiettivi. Diviene necessario accompagnare questo percorso di crescita tenendo presente che pure per i distributori vengono richieste delle competenze abbastanza inedite rispetto alla normale concezione di Metering avuta fino ad oggi.

Ugo Pagani: le 4 principali aziende del settore hanno già deciso di cambiare la piattaforma rispetto a quella acquistata in origine. Ma quello che ho scartato io lo sta scegliendo un altro e così via. Ce li stiamo girando perché tutti poi hanno lo stesso problema: la qualità dei servizi informatici. Le responsabilità di questa situazione sono equamente suddivise: il 30% delle responsabilità in capo ai fornitori di informatica, il 30% in capo ai Distributori che non hanno ancora le idee chiare, il 30% in capo ai costruttori di contatori che faticano a superare le complessità del sistema ed infine il 10% delle responsabilità è in capo alla consulenza che non ha risorse con esperienze, visto che siamo i primi al mondo nel realizzare un sistema così complesso e massivo.

Tommaso Poncemi: L’esperienza IREN da questo punto di vista è abbastanza positiva: il fornitore di sistemi è italiano ed è una realtà relativamente piccola rispetto a multinazionali del settore IT. Siamo riusciti a stabilire un rapporto di partnership che ha portato una buona flessibilità necessaria a seguire continuamente le evoluzioni del mercato e dei protocolli. Il progetto comunque è complesso, perché da un lato le softwarehouse devono rincorrere le evoluzioni dei firmware e della normativa, e dall’altro è richiesto un notevole sforzo ai Funzionali dei Distributori per personalizzare per quanto possibile il software che gestisce un processo nascente: sono progetti che obbligano i tecnici “tradizionali” a lavorare molto con gli informatici.

Scelta Make or buy?

Luciano Baratto: Qui sono presenti distributori che hanno fatto tutti la scelta Make, altri soprattutto quelli quelli medio/piccolo fatto hanno fatto scelte di tipo Buy. Le grandi aziende, con asset importanti, con la scelta make hanno deciso di investire in nuove attività e competenze che vedono come nuove componenti qualificanti del ruolo futuro del distributore gas. È tramite questi progetti che il distributore avrà conoscenze, esperienze, capacità e competenze per essere ancora protagonista del mercato (pensiamo alla stagione della gare Atem). Q. quali sono le motivazioni della scelta fatta dalle vostre aziende?

Marcello Bondesan: Personalmente credo che chi ha fatto la scelta Make l’abbia fatto prevalentemente per 2 motivi: 1. per avere il pieno controllo della catena dei costi; 2. per avere un diretto governo delle prestazioni di sistemi aventi ricadute nella qualità tecnica di servizio stanti gli obiettivi gradualmente sempre più sfidanti che l’Autorità chiede ai distributori. Il Buy al momento attuale la vedo come una scelta governata da due motivazioni:

Per HERA la filosofia per la scelta Make è stata dettata da necessità di razionalizzare al massimo l’architettura dei sistemi informatici, in una logica di ottimizzazione dei costi correlati e di piena gestione dei tempi/modi di attraversamento del dato.

Luciano Baratto: Q. domanda sui sistemi informativi centrali: ogni tanto si sente terziarizzazione della misura, Sistema Informativo Integrato, gestore indipendente: secondo voi qual è il modello di riferimento del futuro?

Ugo Pagani: Make or Buy? La soluzione tattica migliore è Buy, ma con le gare di mezzo è Make. Con le gare A2A prenderà in capo anche territori che oggi sono gestiti da altri e non è detto che il mio Buy si adeguato per fare questa attività. Sicuramente è Make per il multi servizio: i costi governati sono gestiti meglio nelle aziende che sono Make.

Ugo Pagani: Come già detto dobbiamo immaginarci un mondo iper-connesso. L’internet delle cose non è uno slogan ed i contatori non potranno essere tenuti in disparte rispetto a questa rivoluzione copernicana.

Il futuro è nella GESTIONE DELLA CONNETTIVITÀ legata ai servizi pubblici.

Per concludere…

Luciano Baratto: start up 2007 è siamo nel 2015: dopo 8 anni abbiamo messo in servizio quasi la totalità dei misuratori di taglia media/alta over G10, abbiamo installato i primi 500.000 misuratori di piccola taglia; l’obiettivo del 2018 è vicino …… e dopo che cosa ci riserva il futuro?

Ugo Pagani:

  • l’attesa di una maggiore maturazione del mercato, godendo quindi dei benefici della attività pionieristica dei grandi player nazionali;
  • la previsione di fuoriuscita dal business per le piccole aziende a seguito delle gare gas o l’accorpamento in altre più grandi;

2018 Smart Meter Gas

2022 Smart Meter Elettrico – dovranno gestire la 169

2025 Smart City con evoluzione sistemi associati

Tra 10 anni avremo dunque un Misuratore del Gas di 3° generazione nell’ambito dell’internet delle cose.

Luciano Baratto: considerando che la vita di un contatore Mass Market è di 15 anni, significa che nel 2018 molti misuratori smart saranno ancora in vita utile; Q. se arriveranno network diversi da quelli oggi previsti, questi misuratori saranno ancora up-dated? Chi per semplicità di realizzazione ha fatto la scelta punto-punto sarà favorito o no? Come sarà il trend dei costi?

Ugo Pagani: io non ho dubbi che i contatori ci siano e che ci saranno, e che rispetteranno i prezzi indicati dall’Autorità; sono però preoccupato per altre cose:

  1. Qualità del prodotto
  2. Difettosità di medio termine

L’AEEGSI dovrebbe tener conto dei costi nascosti (la pianificazione delle reti, la gestione delle batterie, ’esercizio dei concentratori, …. ). Inoltre dovrà per forza di cose stabilire una percentuale di successo nella telelettura (perché raggiungere il 100% è impossibile!). L’obiettivo deve essere sui contatori letti, non sull’installato…. non siamo in un mondo perfetto!